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I Libri di Bruno Tomasich

Tradizione | Periodico di studi e azione politica

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Tradizione | Periodico di studi e azione politica

FONTE: Tradizione | Periodico di studi e azione politica | Anno XLIV (nuova serie) – N. 15-16 – Gennaio-Marzo 2007

Angelo Ruggero scrive a proposito di Cesare Mantovani:

Cesare Mantovani e Massimo Anderson durante una edizione della periodica scuola di partito.
Cesare Mantovani e Massimo Anderson durante una edizione della periodica scuola di partito.

“… Non saprei dire con precisione quando conobbi per la prima volta Cesare. Posso solo dire di averlo conosciuto da sempre, come tanti altri amici e camerati, sin dai primi anni cinquanta. Coetanei, anno più o anno meno uno dei due, abbiamo vissuto le stesse esperienze, separatamente in città
diverse, e, uniti in un forte legame di amicizia, nel percorso che abbiamo compiuto nelle organizzazioni giovanili del MSI. Un primo ricordo che si staglia nitidamente dagli altri, è quello di una iniziativa folle ma terminata felicemente, promossa nel 1955.

Anch’io ero insofferente degli schematismi che a volte la politica di partito impone. A quell’epoca ero segretario del raggruppamento giovanile della sezione “stella” del MSI la sezione più attiva e popolare del MSI partenopeo, che aveva la sua sede in Piazza dei Vergini, in un antico palazzo della fine del seicento, nello stesso ampio appartamento che fu sede della sezione del partito nazionale fascista “Nicola Bonservizi”, di cui, ultimo fiduciario fu mio padre Giuseppe, impresario teatrale ed esercente cinematografico molto noto a Napoli.
Stufo di “attaccare manifesti” e di avere scontri solo fisici con i “compagni” della sezione comunista del quartiere, volevo avere con loro un confronto sul piano delle idee. Mi recai quindi presso la sede del P.C.I. e proposi di svolgere un dibattito civile tra loro e noi.
Per un attimo mi venne il sospetto che forse avevo oltrepassato ogni limite e mi resi conto che ogni tentativo di “ritirata” celere e prudente da parte mia era impossibile.
Invece il mio cortese interlocutore accettò la proposta, a patto che il dibattito avvenisse nella sede del partito comunista tra quattro oratori da parte loro e quattro da parte nostra, e che lui fungesse da moderatore.
Accettai. Così, otto giorni dopo, di sera, sotto le gigantografie poste sulle pareti di Marx, Lenin e Stalin, Bruno Tomasich, allora segretario provinciale giovanile dell’MSI, Silvio Vitale presidente nazionale del FUAN, Lilly Cosenza e Lucio Matarazzo, insieme ad un giovanissimo quinto oratore che mi fu accordato di aggiungere, si confrontarono dialetticamente e culturalmente con gli oratori comunisti.

Il quinto oratore aggiunto era Cesare Mantovani, allora non ancora molto noto, che aveva avuto notizia dell’“avvenimento”, e telefonandomi da Roma, espresse il desiderio di partecipare al dibattito. Devo dire che malgrado molto giovane, Cesare non sfigurò affatto nel suo intervento, al confronto di Tomasich, Vitale, Cosenza e Matarazzo che allora erano personaggi giovanili di primo piano a livello nazionale e molto preparati. Naturalmente, al termine del dibattito guadagnammo l’uscita della sezione comunista, tra due ali di compagni inferociti per l’innegabile figuraccia fatta dai loro “campioni”.
Accompagnai Cesare Mantovani alla stazione, e durante il tragitto gli chiesi come mai era venuta appositamente da Roma per partecipare a un incontro folle, secondo la logica politica comune, e senz’altro pericoloso, finito bene per puro miracolo. Mi rispose quasi divertito che appena aveva avuto notizia di quella iniziativa, non aveva saputo resistere, tanto lo aveva “intrigato”.
Aggiunse che per lui era stata una esperienza positiva e aveva avuta la dimostrazione che ragionando, e avendo le idee chiare, si può affrontare qualsiasi cosa con molte possibilità di successo. Da quel giorno, ho avuto per lui una particolare simpatia e un senso di affetto e di amicizia, senza mai incrinature, anche quando, più avanti negli anni, per differenti punti di vista e valutazioni, abbiamo avuto qualche inevitabile dissenso.
Mi sono soffermato più del dovuto sul preambolo iniziale e sull’episodio sopra raccontato, perché un amico bisogna ricordarlo nel contesto di episodi vissuti e perché molta parte della “nostra storia”, troppo spesso è andata perduta… “

Leggi la versione integrale del periodico "Tradizione"

Versione integrale del periodico “Tradizione”

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